Jonkind
A young analyst described to me how a rating committee gathered around an oblong table. Each member had to say what rating he or she thought a security should be given. When it was finally the boss’s turn, he was unhappy with the low ratings the others had proposed. He asked if they were positive, took out his calculator, entered a few numbers. He explained that the diversification of risk looked good, that history showed that house prices can only go up, and that similar products had been given higher ratings. Then he suggested a second turn around the table, taking all this into consideration. Now everybody suddenly agreed that a higher grade was more appropriate. “It was totally absurd, the analyst said, but what are you supposed to do when you are 23 years old, fresh out of college in a small town in Nebraska, and your boss with all his authority explains to you how the industry works”.
(tratto dal libro Financial Fiasco di Johann Norberg, su come le agenzie di rating guadagnavano circa 200mila $ per ogni rating assegnato ai famigerati CDO, titoli basati sui mutui subprime)

Dopo Winchester fummo trasferiti a Tidworth, nella piana di Salisbury. Lì c’era un ufficiale particolarmente benvoluto dai soldati. Era un tizio dall’aria elegante, azzimatissimo, con sottili baffi neri e la chioma sempre in ordine. A quel tempo era secondo luogotenente, mi pare, ed era un ottimo superiore, ma tra noi era meglio noto con il nome di Raffles, il ladro gentiluomo. Il film era uscito poco prima dello scoppio della guerra, e in giro se ne vedevano ancora le locandine. Quell’ufficiale era il compassato e sofisticato protagonista della pellicola: David Niven.

Una volta, dopo un’esercitazione, ci radunammo intorno a lui per discutere dei nostri progressi, ma in realtà volevamo solo sentirgli raccontare le sue avventure a Hollywood […] in Raffles recitava al fianco di Olivia de Havilland, ma parlava soprattutto di Ginger, la sua coprotagonista in Situazione Imbarazzante. La chiamava solo con il nome di battesimo, ma sapevamo tutti a chi si riferisse. Scambiammo qualche battuta, poi uno di noi saltò su e disse: “scommetto che preferirebbe essere da qualunque parte tranne che qui, vero, signore?”. Seguì un breve silenzio, poi lui rispose: “Diciamo che preferirei titillare le tette di Ginger Rogers”

Auschwitz, ero il numero 220432, Una Storia Vera
Sta prevalendo un tipo umano facile al nervosismo e alla noia, in fretta di agitazione continua delle dita, cogli occhi oppiati da pornografie o da gregarismi, in sicurezza solo se anonimo. Un’isteria esangue perverte l’Occidente. Nietschze l’aveva già riconosciuta, avversando “la diminuzione e il livellamento dell’uomo europeo” che, appunto, stava diventando “acquoso […] più prudente, più confortevole, più mediocre, più indifferente, più cinese”. Proprio questa flemma volentieri priva di sinceità, intiepidita a consuetudine, aveva impressionato il missionario Arthur H. Smith. Tanto che si chiedeva, in Chinese Characteristics del 1894, “se il senza quiete, tutto pervadente e flemmatico cinese” non fosse però destinato darwinisticamente a prevalere. Comprova la presente decadenza dell’Occidente il fatto che di queti una volta ovvi timori si sia persa ogni memoria e proprio ora che s’avverano.
Geminello Alvi, IL capitalismo verso l’ideale cinese, pag. 47

danielaranieri:

Il primo folletto lo comprai nel ‘99. Ricordo che nel mio condominio mi guardarono tutti come se fossi pazza. «Ecco quella della scopa elettrica», dicevano quando arrivavo, ma a ma non importava, perché era vero. Ero un outsider, una ribelle, una che aveva lasciato la polverosa via vecchia per la…

Cos’è il genio

Ai più alti livelli di realizzazione, il ballerino di tango ha parecchio da esprimere, ma ai livelli ben più bassi del Regent’s Park la maggior parte degli uomini trovavano i passi così difficili che preferivano camminare più che ballare, lasciando l’elaborato gioco di piedi alle donne. Inoltre, a mio parere - anche se parlavo senza cognizione alcuna della cultura argentina - per il ballerino di tango era d’uopo simulare una canagliesca indifferenza verso la donna che comunque era solo una volgare troia di porto, il cui compito era di adescare il partner strappandolo al suo freddo machismo. Come parte di questo rituale, l’uomo non soltanto deve rispondere senza fretta, deve anche ostacolare la donna, bloccandole il piede - una parada, così si chiama il perfido passo - di modo che quando lei scalcia e piega i calcagni, lo fa, per così dire, in un tentativo a metà tra l’implorante e l’indocile di sfuggire al suo dominio.
Un amore perfetto, Howard Jacobson